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La mostra trae origine dal lavoro preparatorio per la realizzazione del progetto del Ciss in collaborazione con Alcesdam e finanziato dall’Ue: «Rafforzamento delle capacità d’ intervento delle organizzazioni di base per la preservazione degli ecosistemi relativi alle oasi in Marocco», che prevede il recupero del patrimonio storico ed architettonico di tre oasi in provincia di Tata, con l’obiettivo di frenare il fenomeno della desertificazione e valorizzare il territorio e l’esperienza culturale locale.
La crisi idrica nel Mediterraneo, su entrambe le sponde, nasce oltre che da una obiettiva scarsità di risorse, anche dall’uso di tecniche di sfruttamento intensivo delle falde idriche sotterranee e dal ricorso a risorse idriche fossili (ovvero non rialimentate nel ciclo idrologico). Anche l’insabbiamento dei serbatoi e bacini artificiali contribuisce alla progressiva riduzione delle riserve idriche, inducendo il fenomeno della desertificazione. L’itinerario della mostra si propone di stimolare la riflessione sulle tecniche di sfruttamento delle risorse idriche attualizzando un modello proprio della cultura mediterranea - quello dell’oasi - nell’ottica del recupero di sistemi tradizionali a minore impatto ambientale rispetto alle tecniche odierne di utilizzo delle acque profonde. Mediterraneo Sahara Commerci Scambi Cultura dell'acqua conduce così gradualmente alla riscoperta dello "spazio idraulico" dell’oasi, microcosmo ambientale e sociale tipico dell'area mediterranea. In virtù degli scambi commerciali e del decisivo influsso culturale arabo i centri storici tradizionali del Sud Italia e le città del Maghreb partecipano di uno stesso modello allargato La valorizzazione della comune cultura dell’acqua dei popoli del Mediterraneo, che è testimoniata dalle analogie nelle tecniche di sfruttamento delle risorse idriche (in tutti i loro aspetti: captazione, trasporto, accumulo, purificazione, distribuzione), viene narrata dalla mostra attraverso due percorsi. Il primo è di carattere storico e riguarda la ricostruzione del ruolo delle città carovaniere nell’ambito della storia dei commerci tra il Sahara e il Mediterraneo. Le analogie documentate dall'esposizione non devono sorprendere: il Bacino del Mediterraneo é un mare interno contiguo ad un altro grande mare che é il Deserto del Sahara: diversa la geografia, diverso lo stato fisico ma estremamente simile é il ruolo unificatore che hanno avuto questi due contesti geografici in relazione ai loro margini ed ai popoli che nel tempo si sono succeduti. Le “sponde di questi due mari sono state il luogo della sedentarietà, della produzione, degli empori, dello sviluppo culturale, degli scambi economici e culturali...dalle rive del fiume Niger, margine estremo a sud, alla Spagna, alla Sicilia, al Marocco delle montagne e delle pianure, in epoche recenti o all'epoca del "Limes Romanus", oltre il quale si diceva ''hic sunt Leones"... In tutti questi territori e nel tempo si sono sviluppati e modificati, esportati e importati, usi, costumi, merci, tecniche, manodopera ed intelletti. Insieme a questi luoghi, vengono presentati i percorsi sia terrestri che nautici del commercio sahariano e mediterraneo. Uno dei nodi tematici fondamentali riguarda le "vie dell'oro", in riferimento allo studio delle origini dell'oro europeo e del suo commercio che, fino alla scoperta delle Americhe, ha avuto origini prettamente africane. Un focus particolare viene infine dedicato alla città di Palermo inquadrandola nell'ambito delle sue relazioni con gli altri Paesi del Mediterraneo e di cui la mostra valorizza le architetture idrauliche tradizionali. |
Dal Sud del Mondo al Sud Italia: anche qui risulta (sono stime della Unione Europea) che il 27% del territorio sia esposto a un elevato rischio di erosione. In Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna un processo di desertificazione è già in atto.
di oasi inteso come capacità di creare situazioni vivibili in ambienti difficili e ostili grazie all’utilizzo di competenze idrauliche ed agricole: ecosistemi urbani in grado di sfruttare, in condizioni di risorse rare, dinamiche autopoietiche, capaci di autoriproduzione e di sostenibilità nel tempo.
percorso che si snoda dalle Khettaras in Marocco, ai Qanat di Palermo, le strette gallerie sotterranee scavate dai maestri d’acqua arabi della Palermo medioevale con tecnica mutuata dai Persiani.
































